Bolzano: Corso Libertà, chiude pure la gioielleria. Il settore è in crisi

«Ho messo in quest’impresa anima, cuore e tutti i soldi che avevo. Ho speso tanto, troppo ma adesso non va più». Mario Pertile, 53 anni, chiude dopo più di vent’anni la gioielleria “River” di Corso Libertà. «Mi spiace da morire ma non ho altra scelta. Inizio la svendita per il fuori tutto tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo».
Insomma un altro pezzo importante del Corso che se ne va. Come mai questo addio? «Le cause sono diverse. La bastonata dell’euro, l’impoverimento delle famiglie, le banche che non aiutano… ma poi è finita l’era dell’oro, la zona non aiuta e neanche gli affitti. Invece che decollare dovrebbero scendere. Ho provato a spostarmi altrove ma per questioni di scadenze di contratto non è stato possibile. Mi assumo tutte le responsabilità per quel che mi sta succedendo ma il rilancio, che anche la politica ci aveva promesso, non c’è mai stato.  Bolzanino di adozione «sono padovano, arrivato qui da bambino», Pertile ha sempre avuto il commercio nel sangue. «Mio padre Francesco ha aperto il primo Coin di Bolzano, era il 1963 e lui lì in via Museo faceva il direttore». Oggi al posto di quel Coin c’è Zara. Le multinazionali di questo e quello si sono portate via il commercio e lasciato ai negozianti locali le briciole, a volte anche meno.

«Ho passato la vita a fare il rappresentante di diamanti e gioielli. Andava bene, una vita sempre in viaggio. Poi è nato mio figlio e non volevo continuare così. Così nel 1995 ho aperto “River”. E’ andata benissimo fino al Duemila, poi con l’euro che è stato gestito male sono arrivati i guai. Le famiglie all’inizio non hanno capito che tutto era raddoppiato, poi quando se ne sono accorte hanno smesso di spendere. Posso dire che è andata benino fino al 2005 poi c’è stato il crollo. Ho cercato di reinventarmi ma è stato difficile. Difficile anche perchè l’oro ed i gioielli in generale non vanno più di moda. Ho tanti amici anche molto benestanti che spendono in viaggi, sport, biciclette fantastiche, vita sana che… forse comprano un bell’anello, il solitario, ma la collana d’oro, la cara vecchia catenina, il braccialetto ecc. non vanno proprio più».

La zona ha aiutato? «No, purtroppo no. Qui attorno c’è stato un lento e progressivo impoverimento delle singole attività». La colpa? «Difficile dire. E’ cambiato il mondo. Le multinazionali hanno fatto battere il cuore del centro storico ed il Twenty adesso si sta portando via il resto. Corso Libertà è rimasta sospesa tra promesse di rilancio mai realizzate ed una desertificazione che avanzava lentamente. Se vuoi rilanciare una zona non chiudi un complesso importante come quello delle ex Longon, è chiaro che chi vive attorno ne soffre». Ma il riscatto do “InCorso” era iniziato bene. «Sì, speravo che questa unione di intenti tra politica, Comune e commercianti potesse dare risultati positivi ed all’inizio ci ho anche creduto poi ho capito che l’iniziativa, anche se buona, era arrivata tardi». Deluso dalla politica? «Anche, a proposito del rilancio ho parlato con molti politici che promettevano “ci penso io, ti faccio sapere”. Chi li ha più visti». E gli affitti? «Alti. Un’attività qui può andare avanti se l’affitto resta sotto i mille euro al mese, altrimenti i conti non tornano. Almeno a me non sono tornati». Adesso cosa farà? «Tra un anno andrò in pensione ma mi devo inventare un’altra attività, non posso fermarmi». Resta nel settore? «No. Devo assolutamente cambiare. Mi inventerò qualcosa di diverso e uovo. Almeno questo è quello che spero».

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