Trony, licenziati un operaio su quattro

Licenziamenti in arrivo nei punti vendita a marchio Trony. La relativa procedura di riduzione del personale è stata avviata alcuni giorni fa e riguarda, per la provincia di Lecce, i centri di Casarano, Lequile, Gallipoli e Presicce. Dps Group ha deciso di mandare a casa 11 dei complessivi 46 dipendenti – uno su quattro e tutti addetti vendita – ai quali ne vanno aggiunti altri 6 fra i 33 in forza ai punti vendita di Francavilla Fontana (nel Brindisino) e Taranto nonché a quello di Martina Franca, aperto solo sei mesi fa.
E’ un piano-esuberi di carattere nazionale che coinvolge 163 unità delle 561 distribuite nelle strutture operative in Italia – comprese quelle pugliesi chiamate a risolvere il rapporto di lavoro con 32 dei rispettivi 125 dipendenti – ed è stato definito in ragione del costante calo dei fatturati che ha dettato al gruppo la scelta di procedere a ristrutturazione interna con razionalizzazione delle funzioni. Dal gennaio 2015 era vigente anche un contratto di solidarietà, ma lo stesso è stato interrotto lo scorso 19 febbraio. Nell’elencare le cause dei licenziamenti, il gruppo Dps parla della crisi della grande distribuzione, nell’ambito della quale il gruppo si occupa di commercio al dettaglio di elettronica, telefonia, informatica e tecnologia.
 
«La società – si legge sull’atto di avvio della procedura – attualmente riscontra che gli investimenti sostenuti e tutti gli sforzi effettuati negli ultimi anni si sono rivelati non sufficienti al raggiungimento degli obiettivi prefissati, soprattutto a causa del protrarsi della situazione di fortissima crisi economico-finanziaria, che continua a determinare un stallo dei consumi. Nonostante il ricorso al contratto di solidarietà e le azioni commerciali intraprese dalla società, le previsioni di ripresa dei volumi di vendita sono state disattese e si è venuto purtroppo a determinare un ulteriore peggioramento della situazione economica aziendale e una forte riduzione della capacità finanziaria della società».
Il calo di fatturato rilevato tra il 2014 e il 2016 in ciascun punto vendita non è mai superiore ai 600mila euro. Nel Salento, è quello di Lequile a registrare il maggiore volume di affari e qui il fatturato è passato da 5,46 a 4,88 milioni di euro (-558mila euro); quello di Gallipoli ha perso 337mila euro mentre quello di Casarano 260mila. Stesso trend medio per i punti vendita di Taranto (-500mila euro) e Francavilla Fontana (-299mila euro).
A livello nazionale, i sindacati (FilcamCgil, FisascatCisl e UiltucsUil) hanno già chiesto all’azienda il confronto e la presentazione di un piano industriale con «adeguati riferimenti alle politiche e alle prospettive della rete vendita». Il primo tavolo si riunirà il 5 maggio a Bologna e verterà sui nodi posti a base della procedura di licenziamento, dall’andamento economico alle disfunzioni nell’applicazione del contratto di solidarietà laddove la società afferma che: «La riduzione del 20% si sostanzia normalmente nell’utilizzo di 2/3 unità in meno e frequentemente tale riduzione non riesce a essere attuata a causa di improvvise assenze del personale in turno, che può essere sostituito solo facendo rientrare in servizio personale sospeso in solidarietà». I sindacati intendono ricondurre l’azienda sui suoi passi sebbene Dps, al momento, non disponibile ad attuare «forme flessibili di lavoro» o di «mobilità interna», dichiari «strutturale» l’esubero individuato.

Fonte quotidiano puglia

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